Con la firma apposta a margine del Consiglio europeo del 18 giugno, le tre principali istituzioni dell’Unione hanno deciso di mettere la cultura al centro dell’agenda europea.
La dichiarazione congiunta “L’Europa per la cultura – La cultura per l’Europa”, sottoscritta dalle presidenze di Parlamento, Consiglio e Commissione, arriva al termine di un percorso negoziale avviato lo scorso novembre, quando la Commissione aveva presentato la prima bozza del testo, poi affinata attraverso quattro round di trattative interistituzionali tra aprile e maggio, l’ultimo dei quali a livello politico, tenutosi a Strasburgo il 18 maggio scorso.
Il documento, tutt’altro che un semplice atto simbolico, nonostante la sua natura non vincolante, si articola in dodici principi che spaziano dalla libertà di espressione artistica alla tutela del patrimonio culturale, dal sostegno ai giovani artisti alla governance etica dell’intelligenza artificiale applicata alla creatività.
Un impegno a tutto campo
Tra i punti più significativi, le istituzioni si impegnano a proteggere gli artisti “dalla censura, dall’intimidazione e dalle ingerenze indebite” e a difendere l’indipendenza delle istituzioni culturali, considerata pietra angolare della democrazia europea.
Non meno rilevante il capitolo dedicato al lavoro culturale: il testo richiama la necessità di una remunerazione equa, di una protezione sociale adeguata e del rispetto della contrattazione collettiva per artisti e professionisti del settore, nel pieno rispetto dell’autonomia delle parti sociali.
Particolare attenzione è riservata anche all’intelligenza artificiale, tema ormai ineludibile per il mondo creativo. Il documento chiede un approccio “antropocentrico e basato sui diritti”, la tutela della proprietà intellettuale, una remunerazione equa per i creatori il cui lavoro alimenta i sistemi di IA, e maggiore trasparenza per distinguere i contenuti generati dall’uomo da quelli prodotti artificialmente.
Viene riconosciuto anche il ruolo sociale nel promuovere salute e benessere, nel favorire lo sviluppo delle aree rurali e periferiche attraverso il turismo sostenibile, e persino nella gestione delle crisi, dalla preparazione ai rischi fino ai processi di ricostruzione post-conflitto.
“La cultura è al centro della nostra identità”
A margine della firma, i tre leader europei hanno voluto sottolineare la portata politica dell’iniziativa. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha dichiarato che “la storia europea è raccontata attraverso la sua arte”, ribadendo, in sostanza, come sostenere le menti creative e proteggere la libertà artistica rappresenti un investimento diretto sulle persone che, con il loro talento, fanno prosperare le società e le economie del continente.
Sulla stessa linea il presidente cipriota Nikos Christodoulides, la cui presidenza di turno ha guidato i negoziati finali – ed ha passato il testimone a quella irlandese. Per lui la dichiarazione “riconosce il ruolo cruciale della cultura nel plasmare l’identità europea”, specie in un momento segnato da incertezza geopolitica e trasformazioni tecnologiche accelerate. Christodoulides ha aggiunto che investire in artisti, patrimonio e creatività equivale a investire “in democrazia, libertà” e nei valori fondanti dell’Unione.
Per parte sua, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha insistito sul legame identitario: “la nostra cultura è al centro della nostra identità”, ha detto, definendola al contempo fonte di forza economica e geopolitica per l’Europa. Von der Leyen ha rivendicato l’impegno a tutelare la libertà artistica e a rendere l’arte accessibile a tutti i cittadini, “specialmente ai giovani”, perché la cultura resti “una forza per l’unità e l’apprendimento”.
Le istituzioni si sono impegnate a integrare la dimensione culturale in tutte le politiche e gli strumenti di finanziamento dell’UE, a rafforzare la circolazione transfrontaliera delle opere europee e a monitorare periodicamente i progressi compiuti rispetto ai dodici principi sanciti dalla dichiarazione.

